Tasso BCE del giorno 4 novembre

Cos'è il tasso BCE, e quanto vale oggi?

Il tasso BCE, o tasso di rifinanziamento principale della Banca Centrale Europea, è uno dei principali strumenti utilizzati dalla BCE per influenzare l’economia dell’Eurozona. Si tratta del tasso di interesse al quale la BCE presta denaro alle banche commerciali per periodi a breve termine. Questo tasso ha un impatto diretto sul costo del credito, influenzando sia i tassi di interesse sui mutui sia quelli sui prestiti alle imprese. Quando la BCE abbassa il tasso di rifinanziamento, le banche possono prendere in prestito denaro a un costo inferiore, che spesso si traduce in tassi di interesse più bassi per i consumatori, e viceversa.

Tassi Variabili

Andamento storico tasso BCE

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Per comprendere l’evoluzione del tasso BCE è utile osservare i dati storici degli ultimi anni, che mostrano come il tasso di rifinanziamento si sia adattato alle condizioni economiche, influenzando il costo del denaro e, di conseguenza, i tassi di interesse su mutui e prestiti.

Come funziona il tasso BCE: uno strumento di politica monetaria

Il tasso BCE è lo strumento principale con cui la Banca Centrale Europea governa l’inflazione e la crescita economica nell’Eurozona. Alzandolo, la BCE rende il credito più costoso e frena la domanda di beni e servizi, contenendo l’inflazione; abbassandolo, facilita l’accesso al credito e incentiva spesa e investimenti.

Le decisioni della BCE si trasmettono ai tassi interbancari e, da lì, a quelli che le banche applicano a famiglie e imprese. Per questo i mutui a tasso variabile, indicizzati all’Euribor, sono i più esposti alle decisioni della BCE, anche se in modo indiretto. Anche i mutui a tasso fisso possono risentirne, perché le aspettative sulla politica monetaria influiscono sull’andamento degli indici IRS, usati come riferimento per i mutui a lungo termine.

Il tasso BCE nel 2026: dai tagli a due rialzi in pochi mesi

Dopo i tagli del 2024 e del 2025, la politica monetaria della Banca Centrale Europea ha cambiato rotta: a giugno 2026 il Consiglio direttivo ha alzato i tassi di riferimento per la prima volta dal 2023 e il 10 settembre ha deciso un secondo rialzo di 25 punti base. Dal 16 settembre 2026 il tasso di rifinanziamento principale è al 2,65%, quello sui depositi al 2,50% e quello sulle operazioni di rifinanziamento marginale al 2,90%. A spingere Francoforte è stato l’aggravarsi delle tensioni in Medio Oriente, che ha fatto salire i prezzi dell’energia e, con essi, l’inflazione. I mercati scontano ulteriori rialzi entro la fine del 2027, ma la BCE non si è impegnata su alcun percorso e ribadisce l’approccio riunione per riunione.

Il tasso BCE non entra direttamente nel calcolo della rata, che dipende dall’Euribor per i mutui variabili e dall’IRS per quelli fissi, ma orienta l’andamento di entrambi gli indici. Per questo, in una fase di rialzi come quella attuale, monitorare le decisioni della BCE è utile per chi sta valutando un nuovo mutuo, una surroga o una rinegoziazione: bloccare oggi un tasso fisso può risultare più conveniente che rimandare la scelta. Confrontare le offerte disponibili resta comunque il modo più efficace per intercettare eventuali condizioni commerciali favorevoli.

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Domande frequenti

Tra la fine del 2023 e il 2024 i tassi sono crollati, e nonostante la tendenza in salita dell’IRS, oggi la surroga risulta ancora abbastanza conveniente per tutti coloro che hanno sottoscritto un mutuo a tasso fisso tra la fine del 2022 e il 2023. Il discorso vale soprattutto per immobili green e per chi ha acquistato casa con un mutuo al 100% con garanzia Consap.

Più dettagli nella nostra guida alla scelta: Tasso fisso o variabile?

È un’operazione attraverso la quale il mutuatario sposta il mutuo presso un’altra banca, accedendo a condizioni migliori rispetto al vecchio contratto. A favorire la sua diffusione in Italia è stato Pier Luigi Bersani, che nel 2007 attraverso una norma chiarì che l’operazione di surroga deve essere a costo zero per il mutuatario.

Non sono previsti, quindi, i tipici oneri notarili che si incontrano quando si sottoscrive un nuovo mutuo e altre tipologie di costi come spese di istruttoria del mutuo o di perizia dell’immobile. Oltre alla gratuità, l’altro aspetto interessante della surroga è che il mutuatario non deve far altro che richiedere la surroga alla nuova banca, che in caso di approvazione si occuperà di sbrigare ogni formalità con l’istituto di credito con cui era stato stipulato il vecchio mutuo.

La scelta tra un tasso fisso o variabile per un mutuo dipende dalle esigenze di ogni singola persona. Il tasso fisso offre una maggiore stabilità, mentre il tasso variabile può portare ad un maggior rischio ma anche ad un maggior risparmio sugli interessi. Coloro che hanno una situazione reddituale stabile, famiglia a carico e bassa propensione al rischio optano per il tasso fisso. Coloro che sono più disposti al rischio e hanno la ragionevole aspettativa di incrementare il proprio reddito potrebbero preferire un tasso variabile. Si può sempre scegliere di surrogare o rinegoziare un mutuo cambiando il tipo di tasso.

Ti interessa uno sguardo alla situazione attuale dei tassi, e qualche dritta da parte degli esperti di MutuiSupermarket? Leggi la nostra guida alla scelta tra tasso fisso e variabile.

Sì, la rinegoziazione permette di passare dal tasso fisso a quello variabile o viceversa, così come di ottenere una riduzione dello spread o modificare la durata del mutuo e, conseguentemente, l’importo della rata mensile.

Consulta anche la voce sulla rinegoziazione del nostro Glossario.

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