BCE, tassi ancora fermi a febbraio, tra Euro forte e inflazione in calo

riunione bce 5 febbraio 2026

Lo scenario a Francoforte sta diventando familiare: una stabilità che rassicura i mercati ma non offre scossoni. Nella riunione odierna del 5 febbraio 2026, il Consiglio Direttivo della BCE ha confermato la linea della prudenza, lasciando i tassi d’interesse invariati per la quinta volta consecutiva.

Il tasso sui depositi resta fermo al 2,00%, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,15% e quello sui prestiti marginali al 2,40%. Una decisione presa all’unanimità, che sembra voler spegnere sul nascere le speculazioni su un possibile taglio anticipato a marzo.

L’inflazione scende, ma il futuro dei tassi resta un’incognita

I dati giocano a favore di Francoforte: l’inflazione nell’area euro è scesa all’1,7% a gennaio (rispetto al 2,0% di dicembre), portandosi per la prima volta sotto il target del 2% nel breve periodo. Un calo decisamente sopra le aspettative, che ha colto di sorpresa la stessa BCE. Le cause? L’apprezzamento dell’Euro. Un “colpo di scena” che potrebbe riaprire uno spiraglio a una prospettiva che ormai sembrava archiviata – cioè quella di nuovi tagli che impatterebbero immediatamente sull’andamento dell’Euribor, e influenzerebbero anche le dinamiche dell’IRS. 

Prevedibilmente, la BCE preferisce mantenere un approccio “meeting-by-meeting”, basato esclusivamente sui dati emergenti – il mantra da mesi di una BCE che non fornisce più orientamenti a medio e lungo termine.

Perché non tagliare subito? Christine Lagarde è stata chiara in conferenza stampa ed ha ribadito: “we are in a good place” (siamo in un buon posto). L’economia si sta dimostrando resiliente nonostante le incertezze geopolitiche, sostenuta da una disoccupazione ai minimi storici (6,2%) e da una ripresa dei servizi.

A ridosso del meeting di dicembre scorso, alcune dichiarazioni avevano dato ormai per assodato uno scenario opposto – cioè che ci fosse da aspettarsi, semmai, un movimento al rialzo nel medio periodo – e la possibilità resta aperta: tutto dipenderà dall’impatto dei nuovi investimenti su difesa, infrastrutture e digitale (in altre parole, AI).

Lo spettro del cambio Euro-Dollaro

In conferenza si è discusso molto del rafforzamento dell’euro rispetto al dollaro. La posizione della BCE è però da osservatrice: l’istituto non punta a un target specifico per il tasso di cambio.

Secondo l’analisi del Consiglio, l’attuale andamento della moneta unica è in linea con la media storica dalla nascita dell’euro e i suoi effetti sono già incorporati nelle previsioni attuali. Una “moneta forte”, ha ricordato la Lagarde, non è solo una questione di cambio, ma di stabilità istituzionale e capacità commerciale – ambiti in cui l’Europa sta lavorando, come dimostrato dai recenti accordi con l’India.

Cosa cambia per chi ha un mutuo?

Per i mutuatari italiani, la parola d’ordine resta stabilità.

  • Tassi di mercato:  il costo medio dei nuovi mutui si è attestato al 3,3% a dicembre, mostrando una sostanziale tenuta.
  • Domanda in crescita: nonostante i tassi fermi, la domanda di prestiti per l’acquisto di abitazioni continua a salire (+3,0% su base annua), segno che il mercato ha ormai metabolizzato l’attuale costo del denaro.

La mancata riduzione di oggi significa che l’Euribor (parametro per i mutui variabili) resterà ancorato ai livelli attuali ancora per qualche settimana, mentre l’IRS (per i fissi) continuerà a riflettere le aspettative di un taglio che, a questo punto, sembra più probabile verso la fine della primavera.

Una curiosità: l’Eurozona si allarga

La riunione di oggi ha segnato anche un momento storico: il benvenuto ufficiale alla Bulgaria, entrata nell’area euro il 1° gennaio 2026. Un segnale di fiducia nella moneta unica che, come sottolineato da Lagarde, continua a dimostrare la sua attrattività nonostante le sfide globali.

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