BCE alza i tassi di 0,25%: il rialzo atteso è arrivato

riunione bce 11 giugno 2026

L’11 giugno 2026 il Consiglio Direttivo della BCE ha alzato i tre tassi chiave di 25 punti base. Il tasso sui depositi sale al 2,25%, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,40%, quello sui prestiti marginali al 2,65%. Le nuove condizioni entrano in vigore il 17 giugno 2026.

A fine aprile avevamo scritto che il rialzo era rimandato, non cancellato. È arrivato.

Perché la BCE ha alzato i tassi adesso

La motivazione ufficiale è diretta: la guerra in Medio Oriente continua a generare pressioni inflazionistiche, e la BCE ha ritenuto che intervenire fosse la risposta corretta ai dati disponibili.

Durante la conferenza stampa, Christine Lagarde ha respinto con nettezza l’interpretazione circolata nei giorni precedenti tra alcuni analisti, quella di chi leggeva la mossa come una “insurance decision” – una misura precauzionale preventiva. Non è così: il punto di partenza della discussione in Consiglio Direttivo è stato l’osservazione dei dati. Lo shock energetico si sta espandendo verso gli altri settori dell’economia, e la risposta è conseguente.

La decisione è stata unanime. Nessuna alternativa è stata discussa in Consiglio.

Le proiezioni aggiornate dello staff BCE

Con la riunione di giugno arrivano anche le nuove proiezioni macroeconomiche degli esperti dell’Eurosistema, riviste rispetto a marzo.

Inflazione headline (HICP):
  • 2026: 3,0% (rivisto al rialzo di 0,4 pp rispetto a marzo)
  • 2027: 2,3% (rivisto al rialzo di 0,3 pp)
  • 2028: 2,0% (target centrato)
Inflazione core (esclusi energia e alimentari):
  • 2026 e 2027: 2,5%
  • 2028: 2,2%

Le revisioni al rialzo per il 2026 e il 2027 riflettono un percorso dei prezzi energetici più elevato del previsto, che si trasmette progressivamente a cibo, beni e servizi. A maggio l’inflazione headline è già salita al 3,2%, dal 3,0% di aprile. La componente energetica è al +10,9%. Quella che si muove di più è l’inflazione sui servizi, passata dal 3,0% al 3,5% – un segnale che Lagarde ha citato esplicitamente come elemento da monitorare.

Le proiezioni prevedono un picco dell’inflazione headline al 3,4% nel terzo e quarto trimestre 2026, con un livello che resterà sopra il 3,0% fino a inizio 2027. La discesa sarà poi rapida: già nel secondo trimestre 2027 l’HICP è atteso al 2,3%, e l’inflazione si stabilizzerà intorno al 2,0% nel corso di quell’anno, con la media 2028 esattamente al target.

Crescita del PIL:
  • 2026: 0,8% (rivisto al ribasso di 0,1 pp rispetto a marzo)
  • 2027: 1,2%
  • 2028: 1,5%

La revisione al ribasso riflette un impatto più pronunciato del conflitto sui mercati delle materie prime, sui redditi reali e sulla fiducia delle imprese e delle famiglie.

Gli scenari della BCE: la decisione è robusta su tutti e tre

Uno degli elementi più rilevanti emersi in conferenza stampa riguarda il framework con cui la BCE ha valutato la propria decisione. Gli esperti dell’Eurosistema hanno elaborato tre scenari illustrativi – non previsioni, e privi di probabilità assegnate – che mappano possibili traiettorie dello shock energetico.

Lo scenario milder ipotizza un rientro più rapido dei prezzi energetici rispetto al baseline, con inflazione che scenderebbe sotto il target nel 2027-2028 e crescita in ripresa più robusta.

Lo scenario adverse assume prezzi energetici più alti e persistenti, maggiore incertezza e effetti indiretti più forti: inflazione al 3,3% nel 2026 e ancora al 3,0% nel 2027, crescita frenata allo 0,7% nel 2026 e allo 0,9% nel 2027.

Lo scenario severe è il più estremo: shock energetico molto più intenso e persistente, con effetti di secondo round significativi su prezzi e salari. Inflazione al 4,0% nel 2026 e al 5,3% nel 2027, crescita ridotta allo 0,5% nel 2026 e allo 0,4% nel 2027.

Lagarde ha assicurato che il rialzo di oggi è una decisione robusta rispetto a tutti e tre gli scenari. Ha aggiunto – rispondendo a una domanda specifica durante il Q&A – che, poiché la crisi non è già rientrata, è evidente che non siamo nello scenario più favorevole. Ma non siamo nemmeno in quello più severo: se lo fossimo, ha precisato, l’intervento appropriato sarebbe stato ben più marcato di un rialzo di 25 punti base.

Effetti di secondo round: non ancora, ma il monitoraggio è intenso

Una domanda del Q&A ha affrontato il tema dei cosiddetti effetti di secondo round – il meccanismo con cui uno shock sui prezzi energetici si trasmette ai salari, e poi di nuovo ai prezzi generali, rischiando di trasformare un’inflazione da shock esogeno in inflazione strutturale.

Lagarde ha escluso che siamo già in questa fase, ma ha sviluppato un ragionamento più sfumato di un semplice no. L’inflazione sui servizi è passata dal 3,0% al 3,5%: una crescita significativa, che però non consente ancora di distinguere con chiarezza tra effetti diretti e indiretti dello shock. Le stesse proiezioni BCE stimano che gli effetti indiretti e di secondo round saranno più contenuti rispetto all’episodio inflazionistico del 2021-2024, grazie alla domanda aggregata più debole, ai minori colli di bottiglia nelle catene di fornitura e al relativo raffreddamento del mercato del lavoro. La BCE li esclude al momento, ma li monitora come variabile critica: più a lungo i prezzi energetici restano elevati, più aumenta il rischio che si propaghino al resto dell’economia.

Sul fronte dei salari, i segnali continuano a indicare un rallentamento della crescita retributiva, ma le aziende si aspettano di alzare i prezzi di vendita per assorbire l’aumento dei costi degli altri input.

Le aspettative di inflazione: ancorate nel lungo termine

Le aspettative di inflazione sono salite, ma con una distinzione importante tra orizzonte breve e lungo. Nel breve termine si collocano chiaramente sopra i livelli precedenti l’inizio del conflitto. Nel lungo termine – misurate attraverso indicatori di mercato, sondaggi tra economisti professionali e indagini sui consumatori – restano ancorate intorno al 2%. È questa tenuta, ha sottolineato Lagarde, che differenzia la situazione attuale dagli episodi storici di stagflazione degli anni ’70, quando quella credibilità non esisteva.

Cosa cambia per i mutui

Per chi ha un mutuo a tasso fisso, la decisione di oggi non produce effetti diretti sulla rata. Chi sta valutando di sottoscriverne uno dovrebbe però considerare che i tassi IRS – il parametro di riferimento per il fisso – incorporano già le aspettative sui rialzi futuri: i listini bancari si aggiornano in anticipo rispetto alle decisioni BCE.

Per chi ha un mutuo a tasso variabile, l’impatto è in realtà già in corso: il rialzo di oggi era ampiamente atteso dai mercati e largamente fattorizzato nelle quotazioni Euribor nelle settimane precedenti. A maggio l’Euribor 3 mesi si aggirava già intorno al 2,25%, e giugno si è aperto al 2,32%, con la tendenza ancora al rialzo. Il rialzo di oggi è il primo dei due previsti entro fine 2026: complessivamente, su un mutuo da 150.000 euro a 30 anni, l’effetto cumulato dei due interventi si tradurrebbe in un aumento della rata mensile di circa 42 euro, pari a oltre 500 euro in più all’anno.

Per simulare l’impatto sulla propria rata in base alle ultime proiezioni Euribor disponibili, è disponibile il Calcolatore di simulazione rata mutuo a tasso variabile di MutuiSupermarket. I consulenti sono disponibili per un’analisi personalizzata, gratuita e senza impegno.

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